ESG: innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e Circular Economy

ESG
AMBIENTE, SOCIAL e GOVERNANCE

Il mondo ESG e della transizione tecnologica entra con estrema forza nel mondo della finanza.

Nello specifico l’acronimo ESG contiene le tre dimensioni fondamentali, Ambiente, Social, e Governance, che servono per verificare, misurare, controllare e sostenere, attraverso prodotti o investimenti, l’impegno in termini di sostenibilità di una impresa o di una organizzazione.

 

In pratica in cosa consiste la transizione “ecologica”?

Tutto nasce dall’esigenza di investire nell’innovazione tecnologica a sostegno del pianeta. Essere “ambientalisti” ora è una necessità. In questi ultimi 40 anni gli eventi catastrofici e i cambiamenti climatici si sono quadruplicati e solo un terzo di chi ha subito delle perdite era assicurato.

Investire nelle rinnovabili vuol dire incominciare a cambiare il punto di partenza degli investimenti, passando alla “decarbonizzazione”.

Questo significa che le banche ora tendono a finanziare più facilmente le imprese attente all’impatto delle produzioni sull’ambiente, in particolare quelle che hanno una bassa o nulla produzione di CO². Obiettivo è arrivare al 2050 con un portafoglio clienti che siano in grado di produrre ad emissioni zero.

Una riflessione in più riguarda il gas naturale, alla luce del fatto che vi è da una parte una grande richiesta e dall’altra una situazione geopolitica, soprattutto ora nell’evolversi anche del conflitto in atto, che influenza ed impatta drammaticamente l’economia di molti paesi tra cui il nostro, che ad oggi non è autosufficiente.

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Quali processi innovativi sono da attivare?

Il finanziamento della transizione energetica per il settore bancario e finanziario da oggi al 2030 può comportare un grande investimento per le banche, ma che non è sempre di facile attuazione.

Per quanto etico, il nuovo orientamento nell’investire ha un suo rischio che non sempre va a braccetto con il rendimento.

Vi è però la convinzione che il rischio legato al clima e al rapporto tra imprese e ambiente rappresenti una componente sempre più importante del rischio di investimento. 

Più le aziende sono nella condizione di gestire il proprio rapporto con l’ambiente, più sono nella condizione di ridurre i fattori di rischio collegati al clima, e più saranno anche nella condizione di rispettare le previsioni di medio e lungo periodo, pur a fronte di eventuali emergenze.

La Circular Economy

Si può facilitare la transizione energetica, ad esempio attraverso la circular economy.

Nello specifico si potrebbe finanziare incentivando la parte ambientale del PNRR attraverso l’utilizzo di strumenti che possano cambiare i modelli di business.

Nel modello circolare il prodotto viene progettato tenendo in considerazione il suo rapporto con le risorse e con l’ambiente, e il suo ciclo di vita è impostato per “restituire” all’ambiente materia ed energia: quindi nessuno spreco, nessun inquinamento, rigenerazione dei sistemi, utilizzo di risorse e nessun ritorno negativo sull’ambiente.

Sembra facile, ma la transizione verso il 2050 è lenta, occorre lavorare sull’innovazione tecnologica altrimenti diventa difficile catturare la CO² negativa, sviluppare i biocarburanti e nuovi sistemi di energie rinnovabili.

Occorre, quindi, lavorare per accelerare lo sviluppo di nuovi modelli.

Cosa devono fare le aziende

La valutazione del cliente, attraverso ben 120 indicatori, verifica quanto un’azienda sia sostenibile.

Ci sono 3 best practice che deve seguire l’azienda per essere considerata “etica”:

  • aprirsi creando una struttura funzionale (corporate social responsability) per le analisi ambientali;
  • predisporre un piano di transizione oggettiva pluriennale per essere sempre più green;
  • pensare di rivedere i processi produttivi di medio-lungo termine, anche diversificando i prodotti e rendendoli sempre più innovativi.
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Le PMI

I grandi produttori stanno investendo molto nell’innovazione green, mentre restano in difficoltà le piccole e medie imprese.

Le PMI infatti generano ad oggi il 60% delle emissioni di CO² e consumano molta energia.

La grande distribuzione spinge le PMI ad adeguarsi ed essere “eco friendly”, ma burocrazia e costi non rendono facile la transizione per i più piccoli.

Infine occorre sottolineare che non ci sono ancora le regole che possano rendere più strutturata la transizione, ma ci si augura che possa a breve arrivare una standardizzazione nel settore, che agevoli e semplifichi il cambiamento.