Rischio vs Percezione del Rischio

Negli ultimi anni il rischio è diventato un aspetto caratterizzante della società. È un tema che viene trattato sempre con maggiore frequenza: i rischi per la salute, il rischio ambientale, il cyber risk… per non parlare del rischio climatico.

La strategia più diffusa per gestire tali rischi è quella di massimizzare l’accettazione contestuale delle decisioni che li riguardano, ovvero di renderle socialmente condivise. Quanto avvenuto per il COVID-19 è abbastanza rappresentativo di questa strategia.

Tale strategia non tiene però conto del “vuoto informativo” che si genera solitamente tra la visione degli esperti e quella delle persone comuni. Gli esperti definiscono i rischi con un linguaggio tecnico o scientifico, costruiscono procedure per il governo di eventuali impatti e tendono a considerare variabili tecniche legate alla natura del danno potenziale, alla probabilità che l’evento dannoso si verifichi, al numero di persone coinvolte, etc. Al contrario le persone comuni quando sono sottoposte a un rischio sono molto più preoccupate di quanto è grande quel rischio e delle conseguenze su di loro, senza interessarsi degli aspetti di natura tecnica.

Dunque, pur con definizione oggettive e chiare, pur con metodologie ampie e dettagliate, la difficoltà a individuare una visione condivisa del rischio, che metta d’accordo tecnici e gente comune, permane.

E il motivo è semplice: oltre al rischio dobbiamo considerare il ruolo della percezione del rischio.

La percezione del rischio è un processo cognitivo complesso, che orienta i comportamenti delle persone di fronte a decisioni che coinvolgono rischi potenziali. Nella percezione del rischio, entrano in gioco componenti diverse da probabilità e gravità: intervengono componenti emozionali e soggettive.

A causa del “vuoto informativo” citato, tra la valutazione del rischio, cioè il punto di vista dei tecnici, e la percezione del rischio vi è una discrepanza.

In poche parole, le persone temono maggiormente attività che non sono in realtà pericolose, e per contro non temono attività che potrebbero avere conseguenze molto drammatiche. In questa discrepanza di visioni si annida la possibilità di non comprendere il rischio e le relative soluzioni.

Compito del consulente è diminuire il più possibile questo divario. E per farlo deve approfondire come le persone abitualmente percepiscono il rischio e sintonizzare la sua comunicazione di offerta su note e colori del linguaggio personale del cliente.

 

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